Romano: “Fondazione e Ospedale/Casa di Comunità, basta annunci: Senigallia e la vallata non possono restare in attesa”
L’ospedale di comunità e la casa di comunità restano nel limbo, mentre Senigallia avrebbe bisogno di risposte concrete, personale e risorse per alleggerire l’ospedale e garantire assistenza di prossimità. L’assessore regionale Calcinaro indica negli ospedali di comunità uno strumento per decongestionare i pronto soccorso, ma le strutture non sono adibite a questa funzione, sarebbe improprio. A Senigallia i 20 posti (possono essere anche meno, come già visto con Jesi) annunciati sono ancora senza una sede definita e senza un percorso progettuale concreto. Nel distretto, inoltre, anche ad Arcevia i 19 posti attesi non sono ancora disponibili, per non parlare della casa di comunità di Corinaldo. Gli annunci non curano i pazienti.
La Regione e il Comune chiariscano tempi, sede, finanziamenti e personale. Non basta promettere strutture: senza medici, infermieri e risorse adeguate rischiamo di realizzare contenitori vuoti. E Senigallia deve farsi sentire. Invece il sindaco continua a restare silente dopo aver cavalcato il tema sanitario per anni, fino alla sua elezione, senza poi esercitare il peso politico che dovrebbe avere a tutela della città e di tutta la vallata del Misa e del Nevola.
Sulla Fondazione la situazione non è meno preoccupante. Il consiglio comunale ha approvato all’unanimità una mozione bipartisan sui nuovi ospedale e casa di comunità: oggi è completamente disattesa. I lavori svolti anni fa dalla presidenza guidata da Guzzonato -con l’idea di fondo di avere attenzione per la medicina territoriale, tema di grande interesse anche per l’allora consigliere regionale Volpini- erano rivolti a un potenziale modulo di cure intermedie, le quali rappresentano il setting assistenziale degli ospedali di comunità.
È necessario riportare la gestione a un consiglio di amministrazione, come intimato dalla Regione al Comune, ripristinando collegialità, trasparenza e responsabilità. La Fondazione non può diventare terreno di influenza politica: servono regole chiare, una governance autonoma e una programmazione seria, nell’interesse dei lavoratori (tutti, nessuno escluso), degli ospiti, delle famiglie e dell’intera comunità. Sanità e servizi sociali (ogni riferimento all’Unione dei Comuni è puramente voluto) non si governano con gli annunci né con gli uomini soli al comando.











