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Concessioni balneari: ‘Trovare soluzioni realmente attuabili e concrete’

(da viveresenigallia.it) – Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge per lo Sviluppo che prevede la concessione delle spiagge ai privati per 90 anni. Il diritto di superficie, che sarà ovviamente a pagamento, ha suscitato molte preoccupazioni tra gli operatori balneari e polemiche. 1554770000

Operatori balneari già in agitazione per le conseguenze della direttiva Europea Bolkestein secondo la quale le concessioni balneari e demaniali sarebbero dovute tornare all’asta nel giro di pochi anni. Con il timore poi, sottolineano gli operatori, che in questo modo venissero a dissiparsi gli investimenti economici fatti sulle strutture in ossequio di un principio della libera concorrenza che, secondo le associazioni di categoria, non terrebbe conto delle piccole ‘imprese’ familiari, proprietarie di stabilimenti balneari.

Al contrario il decreto Sviluppo prevede una concessione a vita per l’operatore balneare che potrebbe lavorare tranquillamente ed effettuare i lavori di miglioramento o sistemazione senza perdere, eventualmente, i propri investimenti. Opposizioni ed ambientalisti ma anche l’Unione Europea, nonostante le rassicurazioni del Ministro Tremonti restano contrari al Decreto Sviluppo. Un passaggio, dunque, che riguarda molto da vicino Senigallia e la sua miriade di concessioni balneari. Dario Romano, in qualità di delegato alle politiche per l’UnioneEuropea interviene sulla questione sottolineando: “Il turismo senigalliese si poggia sul mare e sui servizi collegati ad esso. E’ chiaro che ciò che accadrà nel 2015 ci riguarda direttamente in prima persona. Condivido, di principio, le finalità della direttiva, che vorrebbe espresso ai massimi livelli il concetto di libera offerta di servizi in tutta Europa, dove ogni singola persona fisica o giuridica può liberamente investire, offrire servizi e lavorare in tutta Europa. Non mi trovo d’accordo quando si dice che questa direttiva è sbagliata, concepita male oppure superficiale”.

“Pertanto, oltre alla famosa soluzione relativa alla specificità del settore, ove si chiederebbe di non rientrare nell’ambito della direttiva, ritengo -continua – che sia necessario lavorare all’interno delle maglie di questa norma, trovando soluzioni realmente attuabili e concrete che proteggano questo settore strategico. Solo in questo modo infatti -conclude Romano- il Governo, le Regioni e i Comuni hanno la possibilità di aiutare un settore strategico come quello del turismo balneare”.